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5. Il mio regalo di Natale

Angeli dei Sette Chakra
Gli Angeli dei Chakra si rivolgono ad animi in cammino verso un sempre maggiore e consapevole equilibrio personale.
Donarsi o donare un angelo dei Chakra è un gesto colmo di simboli e significati.

Visualizza tutti gli Angeli dei Sette Chakra>>>
Cari amici, eccomi a voi con il mio”regalo di Natale”.
Un regalo frutto di studio e del desiderio di un momento di aggregazione, noi tutti insieme, noi che condividiamo l’energia di questo “Ponte”.
Con molti di voi ho un rapporto diretto nella posta, con gli altri il rapporto di chi riceve i miei pensieri e li elabora nella mente e nel cuore.
Allora vorrei che questo Natale ci collegassimo tutti, in un momento affettuoso: il giorno di Natale, quando accendiamo la candela rossa per gli Antenati, come vi propongo nell’articolo, colleghiamoci in una rete energetica, che ci dà forza scambievole, magari per portare a termine quel proposito di crescita che possiamo bruciare, dopo averlo scritto su un bigliettino, sulla fiamma di quella candela…che ne dite?

Natale: festa iniziatica
Natale: la nascita di Gesù, la stella cometa, i Magi, i doni, la grotta, il presepe, l’albero, la veglia, la luce delle candele, la famiglia riunita, Babbo Natale…tutti accettiamo questi rituali come dato scontato.

Ma perché proprio questi riti?
Ma perché proprio il 25 dicembre?

Comincerò dalla seconda domanda.
Perché questa data, nascita di antichi dei e di celebrazioni che si perdono negli albori della storia, ci porta ad una visione Cosmica.
In questa data si è appena aperta, nelle energie Cosmiche, la porta spazio-temporale del Solstizio di Inverno, il tempo più sacro fin dalla notte dei tempi.

È al Solstizio d’inverno che la lama di un raggio del Sole, simbolo universale dell’Uno energetico, colpisce il Sancta Sanctorum dei grandi monumenti megalitici, allineati alle Quattro direzioni…Egitto, nuraghi Sardi, Machu Picchu, Stonehenge, dovunque…il Cosmo collegava, un tempo, in un’unica vibrazione la sacra via della Terra.

Il Solstizio d’Inverno è il più potente dei quattro momenti iniziatici, Solstizi ed Equinozi, che marcano la Grande Croce delle Direzioni.

Croce che troviamo in tutte le culture, con significati energetici affini, e che qui tradurremo nella nostra simbologia cristiana.

Ben conoscevano gli antichi, e anche gli antichissimi, l’energia di questo grande momento Cosmico.
Molti grandi dei di tradizioni iniziatiche hanno scelto questo momento per la loro nascita, a cominciare da Mitra, ma è soprattutto Saturno che si profila dietro i simboli sparsi della nostra festività Cristiana…ve lo aspettavate?

Niente paura, ve lo anticipo subito, prima che facciate gli scongiuri.

Saturno come simbolo di cupo procacciatore di guai viene dopo.
Prima di imbattersi nella tradizione greca e nella moglie Rea, che deve avere esasperato i suoi lati peggiori, era, dio antichissimo della tradizione italica, dio dell’agricoltura, dio …dell’abbondanza!
Saturnus viene, infatti, dalla radice sat, seminare, ed è la stessa radice di satur, saturo, satollo, sazio…altro che l’avaro deprivatore della tradizione più tarda!
Non dimentichiamo che Saturno fu uno dei mitici sovrani dell’Età dell’Oro, sposo di Ops, la dea italica delle messi abbondanti e della prole, già sposa dell’antico dio dell’agricoltura Consus.
Grande dio, Saturno, per le popolazioni rurali degli inizi, in cui i ritmi di vita erano segnati da quelli della natura, quando tutto il creato era permeato dalla stessa energia, manifestazione della forza divina, che andava propiziata con riti che ne permettessero il ciclico ritorno.
I Saturnalia, feste dedicate a Saturno, rappresentavano il momento culminante dei grandi rituali arcaici dei cicli agrari.
Rituali che venivano festeggiati, già dai tempi di Numa, il 17 Dicembre, a chiusura delle semine, poi prolungati, da Domiziano in poi, fino al 23 Dicembre: nelle vacanze natalizie…volevo dire Saturnine, venivano istituiti sacrifici a Saturno, banchetti pubblici, feste e divertimenti per il popolo, restavano chiusi tribunali e scuole e si scambiavano doni, i sigillaria, statuette di creta o argilla.
Gli edifici venivano adornati di rami verdeggianti di agrifoglio, edera ed abete e, per tutto il tempo della celebrazioni, bambini, stranieri e schiavi erano i maggiori beneficiari della festa.

Saturno era il dio della semina, e quando il seme era interrato nel grembo della terra, si chiudeva, per gli antichi, un ciclo del tempo.
Moriva la vegetazione, moriva il tempo, declinava la luce ed iniziava il tempo delle ombre.
Era il tempo, in cui si assottiglia il velo di separazione tra vivi e morti, in cui si aprono i cancelli tra spazio e tempo.
Il tempo del ritorno dei morti, tanto atteso quanto temuto.
Atteso poiché è nel mondo oscuro e sotterraneo dove essi dimorano che i semi germogliano a nuova vita, temuto, poiché essi tornano per ribadire il loro rapporto indissociabile con il mondo, per chiedere il rispetto del tacito patto con i vivi.
Solo se i vivi avranno rispettato il patto che fonda l’ordine cosmico, che include gli obblighi di rispetto verso gli Antenati, allora sarà garantita l’annuale rinascita della vegetazione, e quindi la vita.

Né possiamo dimenticare le festività che precedono i Saturnalia, e il Natale: la festa di Ognissanti, Halloween la Celebrazione dei Defunti, Samhain…il velo tra i due mondi va assottigliandosi…

Le feste, le questue, i doni, i giochi, i pranzi collettivi, dice Mircea Eliade, sono “codici” per rinvigorire, attraverso l’ostentazione di sovrabbondanza mentale, fisica, alimentare, l’energia consumata dal Cosmo.
L’orgia è un aspetto essenziale delle feste di rifondazione del tempo.
I simboli delle celebrazioni sono energia viva, che, per simulazione magica, propiziano la riproduzione dei raccolti, nel ciclo dell’eterno ritorno.

Il dono è uno dei simboli, e rappresenta uno scambio tra le dimensioni dei due mondi.
I destinatari dei doni erano soprattutto i bambini, ed è abbastanza chiaro il perché: nella percezione arcaica i bambini rappresentavano per la comunità quello che i semi costituiscono per la rinascita della vegetazione.
Sono loro, che, elemento comune a tutte le società tradizionali, portano i nomi degli antenati, sono loro ad essere il seme e la garanzia della continuità.
Loro, in standby tra due stati, quello che sono, e quello che devono diventare…il seme e il frutto.
E per diventarlo, per rinascere alla condizione di adulti, devono passare attraverso la morte iniziatica, …come i semi.

Testimonianza eloquente di questo, dice Antonino Buttitta, è il genere di doni tradizionali, che hanno appunto un duplice significato simbolico di vita e di morte: melograne, noci, mandorle, ceci, fave, mortella, dolci come le “ossa dei morti”, l’agnello pasquale, rami di alberi sempreverdi, falò, ceppi e luminarie…avete visto quanti simboli sono arrivati fino a noi?

All’energia e ai significati del Solstizio d’Inverno è legato il Natale, la nostra festa più importante.
Essenzialmente una festa moderna, almeno come lo celebriamo ora, il Natale conserva elementi molto antichi, che si sono mescolati e rimescolati nel sincretismo del tempo.
Dall’albero, di cui si trova menzione come simbolo natalizio per la prima volta in testi tedeschi del XVII secolo, ma che risale all’antichissima festa dell’albero, alle decorazioni degli edifici con rami verdeggianti nei Saturnalia, dal vischio, sopravvivenza druidica, tornato di moda nel Medio Evo, ai trofei di renne esibiti nel rinascimento in Inghilterra, durante le danze natalizie, ai portatori di doni, San Nicola, Santa Claus, San Martino, i Katchina degli indiani pueblo, lo Jul scandinavo, i Re di Natale, Babbo Natale…

Ecco, parliamo all’ultimo arrivato, Babbo Natale, il simbolo natalizio per eccellenza, intorno a cui si concentrano tutte le aspettative dei nostri bambini.
Tutti noi ne conosciamo l’apparato.
Cito da Levi-Strauss: Babbo Natale è vestito di scarlatto: è un re…lo si chiama “Babbo”, ed è un vecchio, quindi incarna l’aspetto benevolo dell’autorità degli anziani.

Tutto questo è abbastanza chiaro.

Ma, dal punto di vista della tipologia religiosa, in quale categoria bisogna collocarlo?
Né personaggio mitico, né storico, né legato alla leggenda, può dirsi, sempre secondo Levi-Strauss, una divinità di una sola fascia d’età, a cui gli adulti non credono, ma di cui alimentano la mistificazione, per spingere i bambini a credervi…
Babbo Natale è quindi anzitutto l’espressione di un codice differenziale, che distingue gli adulti dai bambini, e i bambini buoni dai cattivi.
Ritorniamo quindi, in una trasposizione mitica, ai riti di iniziazione.
Riti che hanno, nella società umana, la funzione pratica di mantenere le nuove generazioni nell’obbedienza alle regole del gruppo sociale.
Come fa, per un solo giorno, Babbo Natale.
Babbo Natale, infatti, non è solo una mistificazione scherzosa o affettuosa dice ancora Levi-Strauss. È, in larga misura, una transazione tra due generazioni: gli iniziati e i non iniziati, gli adulti e i bambini.
In effetti affidiamo a lui l’unica iniziazione di questa nostra cultura che, come dice Rudyard, prevede, come unico rito di passaggio all’età adulta, la consegna delle chiavi della macchina!
Ed è ad un personaggio a cui non crediamo, quello a cui affidiamo la ricompensa o il castigo iniziatico dei nostri “semi”.
Un personaggio ancora mutante, che si sta rivelando un po’ pagliaccio e un po’ avido imbroglione, nella tradizione dell’Orco o del Castigamatti …ricordate gli spots televisivi?

Poveri bambini, come faranno a fidarsi di un grassone incontinente che sottrae prepotentemente il pasto, per di più surgelato! al bambino che lo ospita…
Come accetteranno il carbone proprio da lui, a cui stiamo sottraendo l’ unica connotazione positiva, quella bonarietà di nonno atavicamente familiare?

Stiamo svendendo anche l’ultimo mito che abbiamo creato…

Ma noi abbiamo un vero mediatore, abbiamo il vero “seme” che deve germogliare nell’oscurità silenziosa della nostra coscienza: è quel bambino nella mangiatoia, che ogni anno nasce nel sacro momento Cosmico del Solstizio d’Inverno e muore per rinascere nel sacro momento Cosmico dell’Equinozio di Primavera.

Ecco dunque, per tornare al titolo, il vero significato del Natale: una festa iniziatica.

Il Solstizio d’Inverno è il momento d’ingresso del Capricorno, e la sua notte è la più lunga dell’anno
Questa è l’energia che circola intorno e dentro di noi, energia che dovremmo vivere psichicamente, a cui allinearci, perché il “progetto” vada, naturalmente, nella giusta direzione.
Analizziamone i “segni”.
La natura tace, e noi dovremmo fare silenzio dentro di noi, e nel silenzio ascoltare la nostra voce interiore.
Il capro del Capricorno è solo, sulla montagna brulla, e noi dovremmo meditare in solitudine e spogliarci dell’inutile accumulo di quelle cose e sentimenti che sono ormai morti, puri gusci vuoti, secchi come le foglie d’inverno.
I giorni di Saturno sono i giorni della fine della semina, e noi dovremmo scegliere i semi e preservarli nel ventre scuro e fecondo della nostra coscienza.

Il Capricorno possiede la capacità di perseguire lo scopo, l’energia perché il progetto possa divenire opera.

Ma qual è il “progetto”, il cui seme dobbiamo sorvegliare con vigile attenzione, come ci insegna la Veglia di Mezzanotte?

È il progetto evolutivo, a ciascuno il suo, scelto della nostra anima, che ci collega al Divino.
È la crescita del nostro “bambino interiore”, che ci portiamo dietro per tutta la vita, e che, se non cresce, ci impedirà il percorso evolutivo con i suoi attaccamenti compensativi.
Il Solstizio, e il Natale, ci propongono ogni anno, con ciclica generosità, di iniziare il primo passo, e già la scelta di farlo, l’intenzione, ci porta sul sentiero giusto…che si aprirà poi, come dicono gli Indiani, davanti ai nostri piedi, poiché dio è nella scelta.

Facciamoci guidare, come da una bussola, proprio dai miei amici Indiani d’America, con la loro Ruota delle Direzioni.
Le Feste, i grandi momenti Cosmici, sono posti sulle Direzioni in armonia con le energie della Terra e ricalcano le grandi Ruote di tutte le tradizioni, che ci collegano in un'unica mappa alla nostra Madre Terra e alle sue energie sottili, e al Cosmo.

Ve ne do uno schema molto semplificato, perché possiate cominciare ad orientarvi.

SUD: SOLSTIZIO D’INVERNO
Al Sud è collegato l’Elemento Acqua e quindi la conoscenza emozionale.
Il Sud rappresenta le piante, l’anima, il rosso.
Qui è il mondo delle piante, del seme che deve crescere, dell’anima come principio energetico femminile, del rosso come energia vitale, del corpo fisico.
Qui collochiamo i Saturnalia e il Natale.
Ecco l’origine del grande uso del rosso nel nostro Natale, adorno di candele rosse…

EST: EQUINOZIO DI PRIMAVERA
All’Est è collegato l’Elemento Fuoco, la conoscenza spirituale.
L’Est è il luogo dell’Aquila, del Sole, dello Spirito, del colore giallo oro, del Padre.
Il luogo della primavera e della fioritura.
Qui si colloca la Pasqua.
Qui nasce quello che si era seminato, qui risorge quello che si doveva trasformare. Qui è dove il bambino nato nella mangiatoia di una stalla diviene diviene padre di se stesso.

OVEST: EQUINOZIO D’AUTUNNO
All’Ovest è collegato l’elemento Terra, la conoscenza sensoriale, il Nero, la connessione con la Madre Terra,
Qui è collocata la Festa di San Michele.

NORD: SOLSTIZIO D’ESTATE
Al Nord è collegato l’Elemento Aria, la conoscenza mentale, il Bianco, gli animali, il corpo astrale.
Qui si colloca la festa di S.Giovanni.

Ora sappiamo qual è la nostra posizione sulla Ruota, e qual’è l’energia che dobbiamo contattare.
Saturno ci dice di farlo con responsabilità, con lentezza, con piccoli passi.
Ognuno con i suoi tempi.
Come custode delle tradizioni, ci dice anche di accogliere e onorare gli Antenati, l’eredità, psichica, biologica e Karmica che ci lega alla catena che ci ha preceduto, come, quando lui aveva più voce in capitolo, facevano gli antichi con il culto dei Lari e dei Penati.
Dobbiamo onorare gli Antenati, accettare la loro energia, la loro impronta, accettare con rispetto il loro destino, ma non accollarcelo per volerlo in qualche modo saldarne i debiti.
Non tocca a noi.
Dobbiamo perciò includere nel nostro “progetto” il non farci condizionare dall’inutile spreco del senso di colpa, l’Ombra psichica e Karmica che impedisce al bambino interiore di proclamare i suoi pieni diritti emotivi.
Saturno ci insegna il principio di responsabilità, che inizia con la responsabilità verso noi stessi.

La posizione del Solstizio sulla Ruota, il Capricorno, gli Antenati, non possono non farci pensare alla Quarta Casa, la famiglia, le origini, le basi, gli Antenati…
L’energia di questa Casa è l’energia che dobbiamo riconoscere, onorare, e con cui dobbiamo armonizzarci, per iniziare il viaggio verso il Nord, il Medio Cielo, il punto delle realizzazioni.

Ce lo dice anche l’Astrologia.

Per questo Natale, entriamo, noi tutti insieme, in contatto energetico con gli Antenati, ringraziamoli con il dono di luce di una candela rossa sulla nostra tavola dove condivideremo i doni Saturnini del cibo, e chiediamo la benedizione per il nostro bambino interiore, perché possa iniziare il suo viaggio in libertà.

Questo vuol dire far divenire il Natale una festa iniziatica, adoperandone i simboli.

Ci possono guidare i Re Magi, portatori di doni sul piano fisico, emotivo e spirituale: l’oro della saggezza, la nostra mente superiore non condizionabile, l’incenso del sacerdozio, l’attenzione che ci fa essere sacerdoti di noi stessi, la mirra dell’immortalità, la connessione con il divino.
E non dobbiamo dimenticare che partiamo da una mangiatoia, cioè dal piano fisico, perché è nel piano fisico, che il bambino nasce.
Dal primo Chakra, dove l’accettazione del nostro corpo e del suo valore come base del tempio, dove la consapevolezza dell’Abbondanza per ciascuno, se il bisogno non diventa avidità, ci liberano dalle paure, origine degli attaccamenti…regno di Saturno, che può mantenerci bloccati al piano della materia, ma che sa anche dire, come San Francesco, archetipo Saturnino, “vedo la luce davanti a me, ma mi volgo e torno al servizio.” © E.Fossi - Tutti i diritti riservati. È vietato utilizzare questo testo, anche parzialmente, senza autorizzazione.

Bibliografia: Lévi-Strauss - Babbo Natale giustiziato - Sellerio Editore
Se non potete essere
un pino sulla vetta del monte
siate un cespuglio nella valle
ma siate il miglior piccolo cespuglio sulla sponda del ruscello

Siate un cespuglio se non potete essere un albero

Se non potete essere una via maestra siate un sentiero

Se non potete essere il sole siate una stella
non con la mole vincete o fallite.

Siate il meglio di qualsiasi cosa siate

Cercate ardentemente
A che cosa siete chiamati
E poi mettetevi a farlo
Appassionatamente

Douglas Mallok

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